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Il Rione Trevi : Conferenza stampa del Vescovo Milingo
Posted by redazione on 2008/1/12 9:16:07 (1209 reads)

Giovedì 17 alle ore 11, la conferenza stampa che il vescovo-ribelle terrà nella Libreria Mondadori di Via San Vincenzo, a Roma, a due passi dalla Fontana di Trevi: tra le altre cose verrà presentato il libro Confessioni di uno scomunicato (Koinè Nuove edizioni), curato da Raffaella Rosa, giornalista e studiosa di tematiche religiose, nel quale l'ex-arcivescovo di Lusaka spiega il significato della sua missione, i motivi della sua scelta definitiva di tornare con Maria Sung e le ragioni della sua battaglia per l'abolizione del celibato sacerdotale.

Il Rione Trevi : Un pò di storia
Posted by redazione on 2007/11/13 12:40:00 (1539 reads)

Trevi è il secondo di 22 rioni della toponomastica di Roma. L'origine del suo nome non è ancora sicura, tuttavia l'ipotesi più accreditata è che provenga dal latino trivium, che sta ad indicare la confluenza di tre vie nella piazzetta dei Crociferi, situata al lato della moderna piazza di Trevi. Il suo stemma è mostra tre spade su sfondo rosso. Tale rione, durante la Roma repubblicana rientrava nella terza regione, durante la Roma imperiale era suddivisa tra la sesta (chiamata Alta Semita) e la settima (chiamata via Lata). Nell'antica Roma, nel rione Trevi c'erano ampi raggruppamenti di case private da cui si ergevano alcuni edifici monumentali. Sin dal periodo romano tale zona fu suddivisa in due parti principali: quella bassa, pianeggiante e vicino al fiume, e quella alta, collinare e quindi rialzata. La prima era centro di attività cittadine, mentre la seconda rimase essenzialmente una ricca zona residenziale. Dopo la caduta dell'impero, la parte collinare si andò spopolando mentre la popolazione tendeva a concentrarsi nella zona a valle. L'urbanizzazione seguì la popolazione: le costruzioni erano numerose nei pressi del Tevere mentre non si costruì praticamente nulla nella zona collinare fino ai fasti del Rinascimento. Nel 1600 l'urbanizzazione, la costruzione di strade, chiese e fontane avevano fatto sì che tutto il rione Trevi fosse densamente popolato, e il suo aspetto rimase essenzialmente inalterato fino alla fine del XIX secolo. Il Quirinale, parzialmente isolato dalla parte densamente popolata nei pressi del Tevere, tendeva a trasformarsi in un centro di potere ospitando numerosi palazzi rappresentativi della potenza papale. Durante il periodo napoleonico, nel 1811, si decise che il Quirinale dovesse diventare un vero centro di potere imperiale. Tale progetto non fu realizzato a causa della caduta di Napoleone, tuttavia l'idea rimase e fu ripresa parzialmente nella pianificazione dell'assetto urbanistico di Roma capitale dopo il 1870. Infatti molti ministeri si trovano ancora oggigiorno nel rione Trevi. Ciò trasformò completamente il volto della parte collinare del rione, che allora era una zona non densamente abitata ricca di viottoli, di chiese e di palazzi monumentali.

(da http://it.wikipedia.org/wiki/Trevi_%28rione_di_Roma%29)



Il Rione Trevi : Passeggiata archeologica lungo i confini del Rione Trevi
Posted by redazione on 2006/11/26 18:50:00 (7564 reads)

Passeggiata archeologica lungo i confini

dell'antico Rione Trevi




Da Piazza Venezia entriamo nel rione in Via del Corso alla ricerca di tracce del mondo antico. Ci volgiamo per un momento a guardare il grandioso monumento dell'Altare della Patria. Prima dell'età di Traiano in quel punto il nostro sguardo avrebbe incontrato una collinetta alta quaranta metri, che univa il Quirinale al Campidoglio.



In età romana la via consolare Flaminia entrando in città proveniente da Rimini prendeva il nome di Via Lata (via larga, proprio come Broadway). Il veneziano Papa Paolo II(1464-1471) dalla sua sede di Palazzo Venezia stabilì che le corse dei cavalli di Carnevale si svolgessero su questa strada, la quale finì per prendere un nome che le ricordasse. Gli archeologi che hanno sondato via del Corso hanno scoperto che ad una profondità di 3-5 metri la via è tutta disseminata di antiche rovine.



Nelle vicinanze dell'attuale Albergo Plaza sono stati trovati frammenti di colonne di granito rosso, forse appartenenti al colossale Tempio del Sole fatto costruire nel 273 d.C. dall'imperatore Aureliano dopo il suo ritorno da un viaggio in oriente, in cui era rimasto impressionato al vedere i giganteschi templi dedicati a questa divinità nelle città di Baalbeck e Palmira.



La chiesa di S.Silvestro in capite di Piazza S. Silvestro è costruita sulle rovine di quel tempio, che si estendeva in un'area compresa tra l'attuale piazza S. Claudio, via Frattina e via del Corso. Otto colonne provenienti dal tempio sono state rintracciate ad Istanbul nella basilica di S.Sofia, trasportate in Turchia da Giustiniano nel VI secolo.



Saliamo da via del Nazareno e davanti al palazzo del cinquecentesco Collegio degli Scolopi possiamo intravedere da un cancello i massicci resti dell'Acquedotto Vergine, costruito da Agrippa nel 22 a.C. e qui restaurato sotto l'impero di Claudio nel 46 d.C.



Via del Tritone era un tempo il letto di un piccolo fiume, la cosiddetta Acqua Sallustiana, che dalle alture del Quirinale e del Pincio raggiungeva i bassi quartieri del Campo Marzio e formava una zona paludosa, detta Palus Caprae .



A Piazza Barberini siamo subito attratti dalla seicentesca fontana del Bernini. I geologi hanno scoperto che sotto quella fontana il terreno vergine si trova a ben metri 11,75 dal livello del suolo attuale. Da quel punto la parete rocciosa del Quirinale si innalzava a picco per circa 25 metri in direzione dell'attuale via delle Quattro Fontane. In alto, all'altezza dell'ingresso di Palazzo Barberini si poteva scorgere un tratto della cinta delle mura serviane, che racchiudevano la città di cui restano tracce nei giardini di Palazzo del Quirinale. Dopo le mura la salita al Quirinale era più dolce e la pendenza si riduceva al 3%. Raggiunta la vetta, che a quota metri 57 coincide con il livello moderno, proprio all'incrocio tra Via delle Quattro Fontane e Via del Quirinale, il dislivello declinava rapidamente e a via Nazionale sotto il palazzo Tenerani si è trovata una strada antica alla profondita di 17 metri dall'attuale piano stradale.


A breve distanza da Piazza Barberini ci rechiamo al Collegio Germanico Ungarico di via S.Nicola da Tolentino . Sappiamo che in quel palazzo, a circa dodici metri di profondità si trova una grandiosa cisterna romana dell'epoca di Adriano con quattro corridoi su due piani, ma non ci viene permesso di visitarla. Prendiamo allora la via Barberini ed entriamo nel cortile del civico n.26. Nei punti in cui l'intonaco è caduto dalla parete vediamo comparire un autentico paramento in opus reticulatum dell'età di Augusto. Qui è stato localizzato uno dei due circhi romani della dea Flora, divinità italica primaverile festeggiata con riti pagani che includevano lo spogliarello di meretrici ( nudatio mimarum ). Ancora nell'800 per un'antica tradizione muoveva proprio da Piazza Barberini diretta al Pantheon una processione con carri adorni di fiori e frutti e in testa una statua di S. Antonio.



Ai confini del Rione Trevi su Largo di S. Susanna emergono rari resti della cinta di mura cittadine che correva lungo l'alta cresta del Colle, ora rappresentata dal lungo rettifilo della via XX Settembre e via del Quirinale. La chiesetta rotonda che si scorge sulla piazza S. Bernardo altro non era che una delle due aule cilindriche che segnavano gli angoli anteriori del vasto recinto delle Terme di Diocleziano.

In questa zona doveva esserci un grande tempio della gente Flavia, alla quale appartenevano i tre imperatori Vespasiano, Tito e Domiziano. Una conferma potrebbe venire dalle numerose colonne antiche, ora scomparse, disseminate sulla piazza in una veduta settecentesca del Piranesi.

Prendiamo per via XX Settembre e al n.13 entriamo, nella caserma dei Corazzieri. Prima dell'arrivo dei piemontesi era un convento di suore cistercensi di stretta clausura, che non volevano assolutamente lasciare l'edificio ai soldati. Chiediamo di visitare i sotterranei e dopo alcuni giorni otteniamo un permesso. Ci fanno scendere sotto il refettorio per una ripida scaletta. Lì nel 1963 sono stati trovati molti interessanti resti antichi. Così ci imbattiamo nel podio di un tempio e in un altro tratto delle mura del VI - IV° secolo a.C. Poi d'improvviso sulla parete di una domus di età flavia compaiono i vividi colori di un bellissimo mosaico con tessere in pasta vitrea e immagini di figure umane. Alcuni tubi di piombo trovati in vari periodi vicino alla caserma con il nome del fratello di Vespasiano, Tito Flavio Sabino, confermerebbero che gli imperatori della gens Flavia prima di salire al trono dovevano risiedere in questo sito.

Proseguiamo per Via del Quirinale. Gli archeologi farebbero ogni cosa per poter iniziare uno scavo sul Colle, convinti come sono che sotto i giardini e il palazzo presidenziale si nascondono i resti di numerosi antichi edifici e forse degli arcaici insediamenti delle tribù sabine che vivevano in questo luogo prima dei Romani.


All'incrocio con via delle Quattro Fontane è localizzato il tempio del dio Quirino ed un tempio ancora più antico di quello capitolino di Giove, che i Romani chiamavano Capitolium vetus. Accanto alla chiesa di S. Andrea al Quirinale, all'interno del palazzo contrassegnato col civico n.30, è stato scoperto nel 1888 un grande altare romano. Il ritrovamento ha consentito di interpretare l'iscrizione trovata nel 1640 nel costruire la chiesa, che spiegava la funzione di un'ara che per secoli era rimasta nascosta. Dopo l'incendio di Nerone, Domiziano aveva ordinato la costruzione di un altare per ognuna delle regioni cittadine raggiunte dalle fiamme. E così in quell'altare il 23 agosto di ogni anno (festa dei Volcanalia ) si dovevano svolgere sacrifici al dio del fuoco Vulcano per scongiurare nuovi incendi. Passiamo sopra la Galleria Umberto I, il cosiddetto Traforo . Durante lo scavo vennero alla luce antichi resti di sculture e rovine di sontuosi edifici privati, circondati da magnifici giardini ( horti ) del III° secolo, che presentavano sicure tracce delle distruzioni e degli incendi ai quali vennero sottoposti dai goti di Alarico al momento dell'invasione dell'Urbe nel 410 d.C. Nell'area dei giardini prospicienti il palazzo presidenziale è stata localizzata dal Lanciani la villa urbana del grande amico di Cicerone, Tito Pomponio Attico, abitata per secoli dalla gente Pomponia. Entriamo sulla bella piazza del Quirinale . Anticamente il Colle presentava alcune alture. Si è visto che la vetta era nel sito dove sono attualmente le quattro fontane. Si chiamava collis Quirinalis , era accanto al tempio del dio Quirino e ha finito per dare il nome all'intera zona. Su questa piazza c'era invece il collis Salutaris per la presenza del tempio della dea Salus del IV° secolo a.C. e forse anche per la salubrità del luogo elevato e asciutto. Al centro della piazza campeggiano alcuni notevoli reperti dell'antichità romana trasferiti qui sotto il potere pontificio. Portata qui direttamente dal Foro, poi detto Campo Vaccino, dove nel medioevo si abbeverava il bestiame, c'è la tazza di un'autentica fontana romana posta su piedistallo moderno. L'obelisco, in coppia con quello che si trova ora dietro la basilica di S. Maria Maggiore, era davanti alla tomba di Augusto nell'attuale Piazza Augusto Imperatore. I due cavalieri ed i loro colossali cavalli, che per alcuni rappresentano i Dioscuri, per altri l'immagine speculare di Alessandro Magno con il suo cavallo Bucefalo, sono per lungo tempo emersi parzialmente dal terreno della piazza, detta perciò "di Montecavallo". Decoravano probabilmente le vicine Terme di Costantino. L'allineamento curvilineo del Palazzo settecentesco della Consulta (ora Corte Costituzionale) e dell'adiacente Palazzo Pallavicini denunciano le comuni fondamenta di questi edifici costruiti sulla curvatura della grande esedra termale antica. All'ingresso di via XXIV Maggio , dove ora è il palazzo delle ex scuderie papali si innalzava imponente il gigantesco tempio di Serapide, voluto dall'imperatore Caracalla. Eretto in un'area di oltre 13.000 metri quadrati e con colonne larghe quasi due metri ed alte più di 21, era il più grande tempio di Roma e si innalzava fino a questa piazza con due grandi scalinate che partivano dal sito dov'è ora piazza della Pilotta. Sembra che a questa scalinata si siano ispirati gli architetti di quella di piazza di Spagna. Vogliamo rintracciarne i grandiosi resti ed entriamo nel cortile della Pontificia Università Gregoriana. Restiamo impressionati al vedere quanto resta di quel manufatto, ma più ancora dalla visione della roccia viva del Quirinale, ancora esistente da millenni in pieno centro di Roma nell'identico aspetto in cui la vedevano in epoca romana. Nel discendere la via XXIV Maggio verso via Nazionale passiamo davanti a un cancello E' quello di Villa Colonna, nella quale si trova il più grande frammento marmoreo esistente a Roma: un pezzo di trabeazione pesante circa 100 tonnellate proveniente dal tempio di Serapide. Ci soffermiamo davanti alla piccola chiesa di S. Silvestro al Quirinale. Qui il Quirinale presentava anticamente un'altra altura, il collis Sanqualis e la chiesa stessa era più alta, tanto che ora per entrarvi bisogna salire le scale. L'antico nome di quella altura si doveva a quello di un'antichissima divinità, il cui tempio, costruito nel V secolo a.C., era proprio nel luogo su cui ora sorge la chiesa. Il tempio era dedicato al dio Semo Sanco Dio Fidio. Più che un dio questi era un essere intermedio tra gli dei e gli uomini e veniva invocato come custode e garante dei patti. Dal suo nome derivano parole come sancire , sacro, santo che confermano l'intento di attribuire a qualcosa un valore religioso. Sull'aiola di largo Magnanapoli compaiono altri resti della cinta muraria d'età regia. Entriamo nel prospiciente palazzo Antonelli, dove ora si trovano uffici della Banca d'Italia. Nell'atrio possiamo ammirare ben conservato l'arco per le catapulte, che era stato inserito nelle mura stesse nel restauro del IV secolo a.C.


Scendiamo verso piazza Venezia fiancheggiando le impressionanti rovine dei Mercati Traianei. L'iscrizione originale alla base della colonna Traiana ci informa che la colonna stessa è alta quanto il taglio operato sulla collinetta eliminata agli inizi del II secolo d.C. Era la propaggine, cui abbiamo già accennato, del Quirinale che univa il Colle al Campidoglio e venne eliminata per far posto al Foro Traiano ed aprire alla zona dei fori la vasta area del Campo Marzio. Per vedere nel dettaglio i rilievi della colonna traianea dobbiamo spostarci al Museo della Civiltà Romana dell'EUR, dov'è il bellissimo calco del monumento donato a Roma dal pontefice. Della più grande basilica antica di Roma (m.170x 60), la basilica Ulpia, che da qui arrivava quasi fino al monumento a Vittorio Emanuele II, non resta molto da vedere. Oltre alle funzioni giudiziarie e commerciali dell'edificio c'era quella delle cerimonie per la liberazione degli schiavi, prima svolte nell'antico Atrium Libertatis (l'anticamera della libertà), smantellato con il taglio della collina. In fondo alla basilica c'erano le due biblioteche, greca e latina, situate sulla moderna piazza della Madonna di Loreto , dove ora sorgono le due chiese, una delle quali dà il nome alla piazza. Su piazza Venezia , solo in parte inclusa nel Rione Trevi, termina la nostra passeggiata archeologica. Il Vittoriano risplende di luci in un'area in cui nel I° secolo a.C. ci si trovava ancora fuori dall'Urbe e perciò era permesso seppellire i defunti. Ce lo conferma un piccolo sepolcro in tufo e travertino ancora esistente in uno straordinario contrasto con la magnificenza del monumento moderno che gli è accanto. E' il sepolcro di Gaio Poplicio Bibulo, un magistrato plebeo, che - come dice testualmente l'iscrizione ancora leggibile - ebbe dal Senato quel terreno per il sepolcro, "grazie al suo valore ed ai suoi meriti".

 

Domenico Augenti


Fonti bibliografiche: A. Negro, Guide Rionali di Roma, Trevi ; M. Santangelo, Il Quirinale nell'Antichità classica ; F.Coarelli, Guida Archeologica di Roma; R. Staccioli, Guida di Roma Antica; M.Ravaglioli, Vedere e capire Roma ; M. Lucentini, La Grande Guida di Roma .

Il Rione Trevi :